Perché le arti contano
(Why
the arts matter) di John Tusa, 1996
Le arti contano, non certo per ragioni
strumentali,ma perché sono universali;
perché sono non materiali;
perché si misurano con l’esperienza quotidiana
in un altro modo;
perché trasformano il nostro sguardo sul mondo,
proponendone interpretazioni differenti;
perché serbano il legame col nostro passato e ci
schiudono le porte del futuro;
perché agiscono al di fuori delle categorie
ordinarie;
perché ci proiettano oltre noi stessi;
perché creano ordine nel disordine e smuovono
ciò che stagna;
perché offrono una esperienza condivisa invece
di una solitaria;
perché invitano l’immaginazione e sfidano il
vuoto di senso;
perché regalano bellezza e costringono a
confrontarsi con lo squallore;
perché prospettano spiegazioni, non soluzioni;
perché annunciano visioni di integrazione
piuttosto che di disintegrazione;
perché ci impongono di riflettere sulle
differenze tra il bene e il male, il vero e il falso.
Le arti contano perché racchiudono,esprimono e
definiscono l’anima di una civiltà.
Un Paese senza arte smetterebbe di interrogarsi
e di sognare;
non avrebbe né interesse nel passato né
curiosità sul futuro.